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La condizione delle donne etrusche: libere, indipendenti, moderne.

By Aprile 8, 2020 No Comments

Percorrendo le aree dedicate agli etruschi del Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria (MANU) l’occhio viene spesso rapito da sinuose figure di donne etrusche, rappresentate nei coperchi delle urne, fra le braccia del proprio marito o da sole.

Osservando questi volti affascinanti viene da chiedersi come fossero realmente queste nobili signore, così ricche e potenti da potersi permettere una rappresentazione eterna della propria persona nella pietra di un sarcofago.

Le fonti letterarie ed i reperti raccontano di una donna etrusca estremamente emancipata rispetto allo standard greco e romano della stessa epoca.

Una donna fortemente criticata dagli scrittori ellenici e romani per la propria libertà di movimento anche all’interno della vita pubblica.

Purtroppo, i reperti permettono esclusivamente di ricostruire la personalità e la vita quotidiana della classe femminile nobiliare, lasciando al mistero moltissimi elementi caratterizzanti la condizione femminile popolare.

La vita quotidiana delle etrusche di ceto elevato

urna coperchio donne etrusche - pozzo etruscoLa donna etrusca iniziò ad uscire dalle mura dell’abitazione, allontanandosi in parte dai compiti della cura della famiglia e della casa, già dal VI sec. a.C. Molto in anticipo rispetto alle contemporanee di altri popoli.

Questo rapido processo di emancipazione avvenne primariamente in Umbria, Toscana e nel Lazio. Solo in seguito si espanse a tutte le aree costituenti l’Etruria conosciuta.

Come testimoniano le fonti letterarie di autori romani, le nobili etrusche partecipavano tranquillamente ai banchetti signorili.

Affiancavano il proprio marito nell’accoglienza degli invitati e bevevano e mangiavano assieme agli uomini senza che ciò fosse considerato sconveniente nella propria comunità.

Potevano anche partecipare a importanti spettacoli pubblici, come feste locali, religiose, danze ed assistere persino a gare sportive.

Citando lo studioso Jean-Paul Thuillier:

” Non si accontentavano di attendere pazientemente a casa il ritorno degli sposi, ma prendevano legittimamente parte a tutti i piaceri della vita”.

In effetti, la libertà di movimento delle donne etrusche era tale che potevano anche essere loro stesse titolari di attività commerciali. Lo testimoniano le iscrizioni di proprietà ritrovate su alcuni vasi antichi, destinati alla conservazione di prodotti alimentari.

Ad esempio, una pisside risalente al 630 a.C. circa, conservata presso il Museo del Louvre, presenta l’iscrizione “Kusnailise”.  Il termine può essere tradotto con la frase “nella bottega di Kusnai”. Kusnai era un tipico nome femminile etrusco. Ciò va a testimoniare che molto probabilmente la proprietaria della bottega in questione fosse una donna.

Hobby femminili e corredi funerari

I corredi funerari, come quelli ritrovati nella grande area archeologica dell’Ipogeo dei Volumni , sono una fonte incredibile di informazioni sulle abitudini quotidiane delle donne etrusche.

Molti sono ad esempio gli strumenti per la tessitura e la filatura rinvenuti nelle tombe. Queste attività erano un classico hobby femminile, diffuso anche fra le signore dell’alta società.

bracciale etrusco - la condizione della donna etrusca - fondazione sorbello

Presenti nei corredi anche specchi finemente decorati, gioielli sontuosi ed unguenti per la cura del corpo (in foto a sinistra: Bracciale gallico-etrusco in oro con protome di serpente, trovato nella necropoli di Montefortino d’Arcevia – Museo Archeologico Nazionale delle Marche). Osservando le urne ed i sarcofagi si può ipotizzare in effetti che le donne di alto rango dedicassero molto tempo all’estetica, e la presenza dei suddetti manufatti nelle tombe lo conferma.

Molto tempo veniva dedicato anche alla cura dei capelli ed alla creazione di elaborate acconciature. Ve ne sono rappresentate di innumerevoli tipi nei bassorilievi e nelle sculture funerarie.

Si differenziano soprattutto per periodo storico: vi era certamente una grandissima attenzione alla moda del periodo.

La presenza nei corredi anche di morsi di cavallo permette di effettuare anche un’ulteriore considerazione. Molto probabilmente alle donne etrusche era permesso di viaggiare in autonomia, senza l’accompagnamento del proprio marito o del proprio padre. La presenza di queste figure era ritenuta invece appropriata nella cultura greca ed in quella romana.

Il sistema dei nomi

Un ultimo elemento che testimonia la grande diversità di vedute fra il popolo greco-romano e quello etrusco è il sistema di nomi utilizzato a quel tempo.

Nella società greca e romana ogni individuo veniva identificato esclusivamente con il nome del padre (patronimico). In quella etrusca invece il nascituro prendeva i nomi di entrambi i genitori, quindi anche quello della madre.

Altra differenza sta nel modo in cui venivano chiamate le donne stesse. Le romane prendevano esclusivamente il nome della gens alla quale appartenevano, cioè la famiglia. Le etrusche avevano invece un vero nome proprio che si aggiungeva a quello della famiglia.

Le iscrizioni sugli oggetti appartenenti a queste figure femminili ci permettono di sapere quali fossero i nomi più in voga: fra questi Thesathei, Velelia, Anthaia, Nuzinai e molti altri.

Chiamandole per nome ed osservandone le figure rappresentate sui reperti diventa molto più facile immaginare queste donne, moderne e libere prima di molte altre della stessa epoca.