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Religiosità e arte divinatoria degli etruschi: ornitomanzia, aruspicinia e molto altro.

By Maggio 21, 2020 No Comments

Gli etruschi erano noti fra i popoli italici per le loro grandi capacità nell’arte divinatoria, ed erano rispettatissimi per la loro spiritualità, soprattutto fra i romani.

Livio nel Libro V del suo testo Storia di Roma descrive gli abitanti dell’Etruria come:

” … un popolo sopra ogni altro, dedito alle pratiche religiose, soprattutto perché eccellevano nell’arte di coltivarle…” .

Come dimostra questo passo, i romani lodavano la religiosità etrusca soprattutto per la perfezione tecnica del culto, cioè l’osservanza dei riti.

Come gli etruschi osservavano la natura e i suoi fenomeni

Per gli etruschi esisteva una sorta di semeiotica religiosa.

Ogni fenomeno naturale veniva interpretato come un messaggio degli dei.

Perciò, qualsiasi avvenimento poteva e doveva essere preso in considerazione per una corretta comprensione del volere divino e per un suo assecondamento nelle decisioni della vita quotidiana e politica.

Gli etruschi erano in effetti maestri della divinazione che chiamavano anche Disciplina.

Le arti che permettevano di interpretare la volontà del dio erano numerose: fra queste l’ornitomanzia, cioè l’osservazione del volo degli uccelli e l’aruspicinia, la lettura dei visceri degli animali sacrificali.

Come veniva eseguita la divinazione

Parlando di aruspicinia in particolare, abbiamo molte informazioni sulle modalità di esecuzione ed il tipo di animali utilizzati per la Disciplina rituale, soprattutto perché tali sacrifici sono parte dell’iconografia tipica dell’arte figurativa etrusca.

Specchi, pitture e oggetti antichi di altro tipo (ve ne sono di perfettamente conservati presso il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria) raccontano che l’organo divinatorio per eccellenza era il fegato.

Esisteva un rituale determinato per la corretta lettura delle viscere.

Nelle fonti l’evento viene rappresentato in questo modo:

Il ministrante nella scena è piegato in avanti con il piede sinistro rialzato poggiato su una roccia o un supporto di altro genere. L’organo è tenuto nella mano sinistra e tastato con la destra.

arte divinatoria degli etruschi

L’interpretazione del volere degli dei avveniva attraverso il tocco. Alterazioni nella struttura e nella consistenza dei visceri avevano significati specifici.

Il sacerdote specializzato in quest’arte divinatoria era chiamato in lingua etrusca NETŠVIS, aruspice.

Altre tecniche divinatorie

Naturalmente, dato il profondo significato spirituale conferito dagli etruschi a qualsiasi evento naturale vi erano altre forme di divinazione praticate dagli aruspici etruschi e sacerdoti del culto.

Veniva osservato il volo degli uccelli, il movimento delle stelle e lo spostamento delle nuvole.

A tale scopo esistevano vere e proprie “mappe divinatorie” che dividevano lo spazio del cielo in 16 parti.

Lo strumento specifico per effettuare tale divisione era il BACULUS SINE NODO ADUNCUS, un bastoncino sacro ricurvo.

Le sedici porzioni del cielo si associavano a divinità specifiche, in questo modo:

  • Regioni da Nord a Est: dei favorevoli come TINA e UNI.
  • Aree da Est a Sud: divinità marine e del cielo.
  • Zone da Sud a Ovest: dei della terra.
  • Regioni da Ovest a Nord: divinità degli inferi e legate all’aldilà.

Gli aruspici etruschi erano quindi personaggi rispettatissimi per il loro fervore spirituale ma anche per il potenziale decisionale delle loro interpretazioni.

I romani stessi, in situazioni di particolare importanza in ambito bellico o politico, chiamavano questi sacerdoti a dar loro consiglio.

Ciò portò spesso a scelte politiche rilevanti per la storia romana, attribuite ufficialmente a diplomatici e governanti noti di tale civiltà ma che forse furono indotte da dietro le quinte da questi esperti del culto e dell’arte divinatoria etrusca, le cui responsabilità rimarranno per sempre nell’ombra della storia.


Per approfondimenti: