Il Pozzo Etrusco

Siamo nelle immediate vicinanze del Colle del Sole a 477 m. sul s.l.m., il punto più elevato della città, dove sorgeva l’acropoli della città etrusca. Nei sotterranei di Palazzo Sorbello, si trova uno dei più importanti esempi di ingegneria idraulica ed architettonica del popolo etrusco, il Pozzo Etrusco o Sorbello, così chiamato dal nome della Nobile Famiglia, proprietaria del palazzo che lo ingloba. Palazzo Sorbello ospita anche la Casa Museo di Palazzo Sorbello, aperta al pubblico dal 2010. 

Opera della maestria costruttrice etrusca, il pozzo è stato scavato in un terreno di origine fluvio-lacustre detto “tassello mandorlato”, costituito dalla sedimentazione di ciottoli arrotondati e argilla.

Costruito nella seconda metà del III secolo a.C., in conseguenza alle aumentate necessità idriche della città, è alimentato ancora oggi da tre polle d’acqua. 

La capacità dell’intera cavità è di 424 metri cubi e potrebbe arrivare a contenere 424.000 litri.

L’eccezionalità di questo monumento consiste sia nelle dimensioni, davvero ragguardevoli, poiché raggiunge una profondità di ben 37 metri, che nella tipologia dell’opera e nel sistema di copertura utilizzato. 

La struttura del pozzo è costituita da una canna cilindrica che ha inizio circa 4 metri al di sotto del piano stradale attuale. Nella prima parte il suo diametro arriva a misurare m 5,60, poi verso la metà della sua profondità si restringe fino a m 3 circa, terminando, in prossimità della superficie, con una struttura quadrangolare che occupa lo spazio tra il piano stradale e l’inizio della canna cilindrica.

Il tratto iniziale della struttura è foderato da blocchi di travertino, per un’altezza di m 5,30, proveniente dalle cave di Ellera, frazione a 8 km da Perugia (utilizzato anche nella costruzione delle mura urbiche della città).

Proprio la stretta affinità costruttiva fra i blocchi di travertino del pozzo e quelli delle mura urbiche, hanno indotto a proporre per entrambi una datazione alla seconda metà del III secolo a.C..

La copertura superiore del pozzo è costituita da lastre in travertino collocate trasversalmente, sorrette da travature in pietra, posizionate ad incastro senza l’uso di malte o calci, le quali formano due “capriate” ciascuna del peso di 80 quintali.

Ogni “capriata” è composta da due travi orizzontali e da due oblique, che sono unite da un concio centrale.

Le “capriate” vennero costruite facendo uso probabilmente di impalcature, già utilizzate per la messa in opera dei blocchi di rivestimento e calandole dall’alto, per mezzo di corde o altri sistemi di sollevamento, vennero sistemate dapprima le due travi oblique, poi il concio centrale, infine le due orizzontali.

Originariamente l’apertura dell’opera era in asse con il pozzo stesso, l’attuale apertura, invece, è da riferire al periodo medievale.

Data ad epoca non posteriore al XV secolo una delle fasi in cui si articolano i rifacimenti della struttura, fatto che suggerisce l’ininterrotta utilizzazione della riserva idrica da parte della comunità locale; continuità confermata dalla vèra cinquecentesca, che indica il monumento a livello stradale.

La vèra originaria, verosimilmente a pianta quadrata, era probabilmente chiusa da una copertura lignea che aveva la funzione di proteggere l’acqua del pozzo dalla caduta di eventuali rifiuti.

In un primo periodo, per la raccolta dell’acqua si dovette utilizzare il sistema di secchi legati ad una fune, dato che nella parte interna dei blocchi compaiono le caratteristiche scanalature.

In seguito, fu usato il sistema a carrucola centrale e venne messa a chiusura dell’imboccatura della vèra una graticciata di ferro, sulla quale fu incisa la data del 1768.  Qui vennero apposti due stemmi gentilizi anch’essi in ferro, l’uno dei Sorbello, l’altro della precedente famiglia proprietaria, i Conti Eugeni.

Tipologicamente il pozzo può essere accostato, ma non assimilato, ad una classe di opere diffuse ovunque, con la medesima finalità, anche se non sempre della medesima struttura.

 

 

Ringraziamenti per titoli di coda per Video Pozzo Etrusco:

Si ringrazia il Prof. Gianfranco Binazzi per le indicazioni scientifiche; la Soprintendenza Archeologica dell’Umbria, il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria e il Comune di Perugia per la collaborazione e il nulla osta alle riprese video dei monumenti etruschi presenti a Perugia.

Regia, montaggio, realizzazione di alcune foto e video, realizzazione e ricostruzione 3D: Dromo Studio.

Voce narrante: Daniele Menghini

Traduzioni in lingua inglese a cura di: Centro Linguistico Polyglot, Perugia