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L’alimentazione degli etruschi: dove, come e cosa mangiavano.

By Febbraio 4, 2020 No Comments

Ancora oggi ricostruire l’alimentazione degli etruschi è un compito complesso, nonostante le nuove tecnologie e le recenti scoperte archeologiche.

Nella valutazione dello stile alimentare di un qualsiasi popolo è necessario sempre tenere conto di svariati aspetti, primi fra tutti il contesto socio-culturale ed economico, gli avvenimenti storici ed anche il livello tecnologico del settore agricolo.

L’Etruria era un’area vasta, con le sue peculiarità generalizzabili, ma comunque caratterizzata a livello locale da una buona variabilità delle produzioni agricole.

Ciò si rifletteva certamente anche nelle tradizioni culinarie che quindi non è possibile generalizzare nella loro totalità anche nella ricostruzione storica.

I resti organici, uniti alle fonti letterarie indirette, forniscono ad ogni modo un quadro affascinante, nel quale gli umbri, abitanti di alcune aree dell’allora Etruria, riescono tutt’oggi a riconoscere delle interessanti analogie con la propria cucina tipica.

Naturalmente sono presenti anche differenze sostanziali.

Alimentazione etrusca: il sistema produttivo. L’agricoltura, l’allevamento, la caccia.

l'alimentazione degli etruschi - immagine ballo - banchettoCome descritto nell’articolo Agricoltura etrusca: fonte di ricchezza di un popolo ancora misterioso, il territorio etrusco era favorevolissimo allo sviluppo delle produzioni alimentari, sia in ambito agricolo che nell’allevamento, nella pesca e, cosa non di poco conto, nella caccia.

Produzioni ripetutamente citate nelle fonti letterarie per la loro qualità e quantità sono principalmente olio, vino e frutta.

Cereali e legumi venivano prodotti per l’uso privato della famiglia più che per la vendita ed erano alla base della dieta quotidiana.

Naturalmente questa affermazione deve comunque essere valutata alla luce del periodo storico considerato.

Le notizie riguardanti l’allevamento sono più frammentarie rispetto a quelle relative all’agricoltura.

Si sa che alla base dell’alimentazione vi fossero la carne suina e ovina, e tale tendenza ha lasciato uno strascico ancora oggi presente nella tradizione norcina e nelle ben note produzioni casearie ovine laziali.

Anche allora, gli ovini venivano previamente sfruttati per la produzione di latte e lana e solo dopo molto tempo macellati.

Per quanto concerne i suini, anche questi venivano trasformati solo dopo due anni dalla nascita.

L’Etruria aveva le sue aree famose per le carni di questi animali e gli insaccati, analogamente all’odierno centro Italia. Erano ad esempio rinomati i prosciutti di Caere.

Contrariamente, i buoi erano raramente sfruttati in ambito alimentare, in quanto indispensabili al lavoro nei campi. Rappresentavano però una portata di gran lusso nei banchetti.

Curioso è un ritrovamento di epoca etrusco-romana rinvenuto presso Castelluccio di Norcia: nell’area è emerso un così detto dolio glirarium, cioè un impianto per l’allevamento dei ghiri.

Se ne deduce che anche questi fossero parte dell’alimentazione comune in alcune aree del centro Italia.

Per quanto riguarda il comparto ittico, la presenza di molti bacini fluviali e l’affacciarsi di una parte dell’Etruria sul tirreno, favoriva il consumo di tonni, orate e una specie di pesce simile all’odierno salmone, l’ Aulopias.

Tutte queste attività ebbero un incremento nel periodo dell’urbanizzazione.

Gli etruschi e la caccia

Gli etruschi erano abili cacciatori e ciò lo si può dedurre non solo dalle analisi di alcuni strumenti rinvenuti ma anche dalle fonti letterarie, come Virgilio nell’Aeneides.

Sono stati rinvenuti nelle molte aree archeologiche dell’Umbria e del Lazio resti faunistici di buoi selvatici, cervi e lepri.

Anche l’arte figurativa tombale testimonia l’esistenza di un valore addirittura sacro attribuito all’arte venatoria, soprattutto alla caccia al cinghiale.

Simile alla caccia era la pesca. Il territorio etrusco era ricco di bacini, sia di acqua salata, che di acqua dolce. Strabone ad esempio fornisce informazioni preziose sulla pescosità dei laghi del centro Italia, appartenenti al territorio etrusco, strategici quindi anche dal punto di vista alimentare.

Dove mangiavano gli etruschi

Per quanto riguarda questo aspetto, sono molto di aiuto sia le fonti letterarie, principalmente di epoca romana, che le rappresentazioni iconografiche.

Certamente un’immagine suggestiva dell’alimentazione dell’epoca è quella del classico banchetto, anche se non totalmente fedele alle abitudini quotidiane di tutta la popolazione etrusca.

La scena del banchetto è ricorrente nelle immagini tombali e facilmente richiamabile alla memoria degli appassionati, soprattutto se si cita il letto conviviale chiamato Kline. 

Molti sarcofagi ed urne (se ne possono ammirare di stupendi presso il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria) in effetti raffigurano i commensali o la coppia di coniugi defunti proprio distesi su questo divano dove mangiavano gli etruschi più benestanti, appositamente pensato per godere del pasto in tutta calma.

Grazie alle pitture rinvenute nelle tombe è possibile anche fare un viaggio fra gli utensili e l’arredamento tipico dello spazio conviviale. Forni, tavolini bassi e candelabri riempivano lo spazio.

Il filosofo Posidonio descrive con grande stupore la ricchezza dei banchetti etruschi in questo ambito, elogiando la sontuosità delle tavole, i tappeti fioriti con i quali si decoravano i pavimenti e le coppe d’argento dentro le quali veniva servito il vino tipico, molto diverso da quello al quale siamo abituati oggi.

Il banchetto era comunque un’abitudine propria principalmente dei benestanti: il popolo era molto più vicino al costume moderno.

La normalità era rappresentata dal consumo di due pasti al giorno, per lo più seduti a tavola, quasi come oggi.

L’alimentazione etrusca: fra banchetto e cibi popolari

I costumi alimentari del popolo etrusco ci sono pervenuti soprattutto grazie a fonti letterarie di epoca romana.

Per tale motivo molti dei nomi con i quali i cibi più comuni sono noti portano appellativi romani.

L’alimentazione popolare era molto differente da quella nobiliare, sia nella tipologia di piatti appartenenti alla dieta che nei nutrienti.

I cibi tipici del banchetto dei ricchi erano opulenti e la distinzione delle portate era molto simile a quella dei tempi attuali.

Il primo piatto era rappresentato da zuppe e minestre, solitamente a base di farro, accompagnate poi dalla portata principale: le carni.

Carni ricche erano bue, capriolo, lepre ed altro tipo di cacciagione.

Il pasto era accompagnato da un vino forte, addolcito con miele e spezie, estremamente differente nel grado alcolico e nel sapore da quello apprezzato al giorno d’oggi.

La popolazione povera aveva invece un’alimentazione più scarna, nella quale le proteine giornaliere erano apportate principalmente da pesci, carni di pecora, maiale, latticini e più di ogni altra cosa, legumi.

Cibo centrale nella dieta di tutti i giorni, ad ogni livello sociale, era comunque il farro. Il cereale veniva declinato in mille modi, dalle minestre alle focacce non lievitate.

Tipica era ad esempio la puls, una sorta di polenta di farro presente anche sulle tavole degli antichi romani, non solo degli etruschi.

Molto comuni erano anche le minestre di farro, chiamate Farragines, costituite esclusivamente dal cereale o anche da legumi.

L’importanza del farro nell’alimentazione del centro italia di allora ha lasciato una traccia anche nella tradizione enogastronomica di oggi. Non è casuale che molti piatti tipi toscani presentino così di frequente questo cereale e che fra i piatti tipici di questa area figurino così tante zuppe, molto più che nelle altre regioni d’Italia.

Il fascino dell’alimentazione antica sta proprio in questo, nel riconoscere nel passato degli elementi di contatto con il presente, così da mantenere vivo l’interesse e l’amore per la cultura del nostro territorio, scoprendone le profondissime radici.

Per gli umbri queste radici sono anche ed in gran parte etrusche.