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Agricoltura etrusca: fonte di ricchezza di un popolo ancora misterioso.

By Gennaio 16, 2020 No Comments

agricoltura etrusca - anforeIl turismo umbro deve molto alla storia antica della regione, soprattutto ai suoi numerosi resti archeologici, romani ed etruschi, rimasti ancora oggi quasi completamente intatti. Tali resti testimoniano usi e costumi dei primi abitanti della regione e sono le fonti principali per lo studio di un’attività fiorente per le aree del centro Italia, anche in Umbria: l’agricoltura etrusca.

Conoscere le caratteristiche di questo settore produttivo dell’antichità permette non solo di ricostruire il quadro storico dell’area appenninica, ma anche di indagare le radici alla base di una tradizione enogastronomica così apprezzata anche a livello internazionale come quella umbra.

Quale era il volume delle attività rurali dei secoli fra il IX e I secolo A.c.? E quali analogie vi erano fra i prodotti della terra di allora e quelli così apprezzati ancora oggi?

Il territorio degli etruschi

Il territorio etrusco non comprendeva solo le terre appartenenti all’attuale regione Umbria, ma si estendeva su un’area più ampia, delimitata a Nord dal bacino dell’Arno, a Est e a Sud dalle sponde del Tevere e a Ovest dal mar Tirreno.

Già questi confini geografici ci permettono di capire che le similitudini che è possibile riscontrare ai nostri giorni nelle cucine tradizionali di Lazio, Toscana ed Umbria hanno radici profondissime, legate prima di ogni cosa alle caratteristiche del territorio.

E’ infatti il paesaggio, per qualsiasi civiltà, a determinarne per primo le attività principali, dall’agricoltura all’allevamento, dalla pesca alla caccia al commercio.

Il territorio occupato dagli etruschi aveva caratteristiche molto favorevoli allo sviluppo delle attività rurali essendo caratterizzato da un’alternanza di aree pianeggianti e zone collinose, fino a oltre 600 m di altezza.

L’Umbria è un esempio caratteristico delle tipologie di ambienti agricoli già allora disponibili.

Una varietà così ampia di territori unita alla presenza di molti bacini fluviali permise agli etruschi, come classicamente accadde anche ad altre civiltà, di diventare produttori apprezzatissimi di alimenti pregiati, tra i quali spiccano l’olio e il vino.

Le fonti storiche: dirette ed indirette

Per quanto gli antichi etruschi siano un popolo ancora parzialmente sconosciuto e misterioso, i prodotti agricoli tipici di questo popolo sono ormai noti grazie ad una buona quantità di fonti storiche, dirette ed indirette, pervenuteci.

Le fonti dirette capaci di far ricostruire in maniera inequivocabile l’alimentazione degli etruschi e le loro attività rurali sono fornite principalmente dai resti archeologici.

Anche presso il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria ne sono custodite alcune di grande valore per gli studiosi.

Le principali fonti dirette sono rappresentate da resti rinvenuti all’interno di depositi sacri e profani e tombe, tra le quali non può essere non citato l’Ipogeo dei Volumni. 

All’interno di questi luoghi sono stati rinvenuti attrezzi agricoli e resti di semi, olio e vino, la cui natura è stata accertata con esami palinologici.

Anche le pitture murali e di vasi ed altri utensili sono fonti di incredibile valore.

Di recente, nella scoperta dell’alimentazione etrusca, e degli usi agricoli di conseguenza, hanno assunto un’enorme importanza gli studi paleopatologici capaci di ricostruire il modo di mangiare di un individuo attraverso l’analisi dei resti osteologici.

Tutte queste fonti hanno permesso di comprendere che la varietà di prodotti coltivati nell’area etrusca era ampissima: cereali, ortaggi, leguminose, alberi da frutto e naturalmente olive, soprattutto varietà da olio, e vite.

Le fonti indirette sono rappresentate principalmente da opere letterarie, per la gran parte risalenti al periodo romano.

Tra questi spicca Varrone che nel De Re Rustica I descrive le caratteristiche dei terreni di tutta l’Etruria.

Li definisce grassi, capaci di fornire raccolti di qualità e quantità superiori a qualsiasi altra area delle regioni romane.

Secondo Diodoro Siculo, il quale si rifà a Posidonio di Apamea, l’Etruria produceva di tutto, in particolare frutta pregiata, la quale era allora un prodotto di lusso.

Anche Plinio il Giovane, nelle Epistolae, afferma che i terreni attorno alla sua casa, situati nell’area accanto al Tevere all’altezza dell’allora Tifernum, oggi Città di Castello, erano collinari, ma erano capaci di produrre tanto e bene quanto la pianura.

Insomma, l’agricoltura etrusca era certamente fiorente grazie alle caratteristiche del territorio ed era un’attività stabile che la rese famosa in tutto il Mediterraneo e in Europa fino almeno al IV secolo a.c.

Il periodo d’oro per le esportazioni dell’agricoltura etrusca

Oggi l’Umbria è amata di certo per il suo olio pregiato e ancor di più per i suoi vini.

Anche in periodo etrusco la situazione non era differente e l’analogia incuriosisce e va tenuta a mente in quanto strategica per le aziende locali.

Molti relitti contenti anfore vinarie etrusche del VI secolo a.c. sono stati rinvenuti sul fondo marino del litorale a sud della Francia.

Ciò testimonia la grande notorietà dei vini etruschi, ed il volume degli scambi commerciali, massimi nel periodo fra il VII sec. e il V sec. A.c.

Le esportazioni raggiunsero in tale periodo l’Africa settentrionale, l’Andalusia, la Provenza, la Linguadoca.

Se la fama dei vini centro-italiani dell’epoca era similissima, se non superiore, a quella dei nostri giorni, non è noto però con certezza quali fossero le tecniche di vinificazione del tempo e quindi quali fossero le caratteristiche specifiche del risultato finale. Probabilmente non molto diverse da quelle dei vini di epoca romana, molto più forti rispetto ad oggi. Le fonti storiche non sono soddisfacenti e sufficienti a conoscerle.

Altro cibo che raggiunse la notorietà, analogamente ad oggi, fu l’olio. Divenne un prodotto commerciale chiave, non solo per ragioni alimentari, ma anche sacre e tradizionali.

L’olio infatti veniva offerto come premio ai vincitori di competizioni sportive, assumendo quindi anche connotazioni religiose e propiziatorie.

Tutte queste informazioni non sono solo dati da raccogliere per conservare memoria storica delle proprie radici, ma ricordano ai popoli delle aree allora etrusche il valore commerciale antico delle proprie produzioni tipiche le quali, per quanto possano essere cambiate nei secoli, hanno un appeal unico  accresciuto proprio dal loro sviluppo e alla loro capacità di resistere al trascorrere del tempo.